Il Ghirigoro

Se pensate che questo sia l'ennesimo blog su Harry Potter state sbagliando. Ho 20 anni, adoro leggere libri di ogni tipo e ho il desiderio irrefrenabile di condividere questa mia passione con gli altri. Spero che i miei pensieri e le mie parole vi ispirino :)

5 FILM DA VEDERE PER RECUPERARE LO SPIRITO NATALIZIO

Anche quest’anno il Natale è arrivato, ovunque spuntano luci colorate, alberi addobbati, la voce di Mariah Carey che vuole solo te per Natale e parenti, dai gusti alquanto discutibili, con in mano un pacchetto contenente un paio di calzetti e due mutande, perché sai “C’è la crisi, bisogna risparmiare!”. Sarà che i 20 anni si fanno sentire e il tempo di Babbo Natale è passato da un pezzo, ma quest’anno, almeno per me, lo spirito natalizio è andato a farsi benedire!
Tuttavia il mio fanciullo interiore non si è voluto arrendere davanti a questa mia triste e definitiva presa di coscienza, e, con la determinazione e la petulanza che solo un bambino può avere, mi ha persuasa che la cosa giusta da fare era cimentarmi in una maratona di film natalizi, cosa che avrebbe steso anche l’elfo più fedele di Babbo Natale.
Così, complice l’influenza, mi sono lanciata nella ricerca dei classici film natalizi, quelli talmente sdolcinati e zuccherosi che poi l’unico rimedio per abbassare la glicemia è farsi una bella dose di insulina.
Come mi aspettavo su internet ho trovato millemila liste di film natalizi: 5 film natalizi da assolutamente, 7 classici di Natale, i 15 film che Babbo Natale vede prima di partire con renne e slitta, 20 film di Natale da vedere prima di morire, si certo, perché poi schiatti! Fatto sta che nessuna di queste liste mi aggradava, e visto che al giorno d’oggi son tutti bravi a fare liste di qualcosa, ho deciso di farla anche io! Quindi il Ghirigoro è fiero di presentarvi la sua personale, figherrima, e al tempo stesso banale, lista dal nome 5 film da vedere per recuperare lo spirito natalizio!

Buona visione e soprattutto BUON NATALE!

5. UN QUALSIASI CLASSICO DISNEY

Il periodo natalizio è la scusa migliore di qualsiasi ventenne in piena crisi di mezza età per rivedere un classico Disney, e ritrovare, nella migliore delle ipotesi, fiducia nell’umanità!
Da Biancaneve ad Aladdin, passando per il buon vecchio Pippo, un classico Disney ci fa tornare indietro nel tempo, quando aspettavamo il Natale tutto l’anno e credevamo che aiutare la mamma ad apparecchiare la tavola ci avrebbe garantito un posto nella celeberrima lista di Babbo Natale. 
Eh, beata innocenza!

4. IL DIARIO DI BRIDGET JONES

Questa è per voi (e per me), single incalliti!
Natale è il periodo più triste dell’anno per noi single, non tanto perché sentiamo la mancanza di una persona speciale con cui condividere le festività (io di solito riempio questo vuoto con il torrone NdR), ma perché tutti odiamo la famigerata domanda “Allora ce l’hai il/la fidanzato/a?” che parenti di ogni sorta ci pongono anche più di una volta al giorno. 
Ora visto che a Natale dovremmo essere tutti più buoni, e nell’essere buoni non rientra l’opzione omicidio, il mio consiglio è evitare qualsiasi gesto estremo con la visione di questo intramontabile classico della zitellaggine!
Perché diciamocelo, niente fa “coperta-cioccolato-pigiama-solitudine” come Il diario di Bridget Jones.
Se non vi avessi ancora convinti, aggiungo solo altre cinque parole: Colin Firth e Hugh Grant.

3. MAMMA HO PERSO L’AEREO

Ovviamente non poteva mancare questo intramontabile classico della cinematografia natalizia! In quanti, da bambini, hanno sognato di essere Kevin, affrontare una banda di ladri e sopravvivere per raccontarlo? Non so voi, ma io sì! 
Ma se a te questo film non piace ho solo una cosa da dirti: tu sei quello che i francesi chiamano les incompetents!

2. LOVE ACTUALLY

Ok lo ammetto: ho un debole per gli attori inglesi, specialmente Hugh Grant e Colin Firth. A mia discolpa posso dire che al mondo ci sono dipendenze ben più gravi!
Comunque eccoci arrivati a uno dei pochi film natalizi che amo guardare in qualsiasi periodo dell’anno, anche il 15 agosto per smaltire la sbornia! Non è solo uno stupido film romantico con sottofondo natalizio, ma un vero e proprio capolavoro della cinematografia inglese, uno chef-d’oevre veramente ben riuscito! 
Ok, forse ho esagerato… Ma davanti a un cast così eccezionale, anche il mio metro di giudizio ne esce sballato!

1. IL GRINCH

Il miglior film natalizio di sempre.
Sarà che, in fondo in fondo, adoro le rime e vedo nel Grinch un maestro di vita al pari del Dalai Lama, insomma io adoro questo film!
Diciamocelo, tutti proviamo insofferenza nei confronti del Natale, (troppe luci, troppi regali, troppi falsi sorrisi, troppe campane, troppi parenti), ma nessuno di noi può negare che questa sia davvero una festa speciale, perché, come disse il grande Dr. Seuss, autore del Grinch:

Then the Grinch thought of something he hadn’t before! 
What if Christmas, he thought, doesn’t come from a store. 
What if Christmas…perhaps…means a little bit more! 

BUON NATALE!

“C’è fannullone e fannullone. C’è chi è fannullone per pigrizia o per mollezza di carattere, per la bassezza della sua natura, e tu puoi prendermi per uno di quelli. Poi c’è l’altro tipo di fannullone, il fannullone per forza, che è roso intimamente da un grande desiderio di azione, che non fa nulla perché è nell’impossibilità di fare qualcosa, perché gli manca ciò che gli è necessario per produrre, perché è come in una prigione, chiuso in qualche cosa, perché la fatalità delle circostanze lo ha ridotto a tal punto; non sempre uno sa quello che potrebbe fare, ma lo sente d’istinto: eppure sono buono a qualcosa, sento in me una ragione d’essere! So che potrei essere un uomo completamente diverso! A cosa potrei essere utile, a cosa potrei servire? C’è qualcosa in me, che è dunque? Questo è un tipo tutto diverso di fannullone, se vuoi puoi considerarmi tale. Un uccello chiuso in gabbia in primavera sa perfettamente che c’è qualcosa per cui egli è adatto, sa benissimo che c’è qualcosa da fare, ma che non può fare: che cosa è? Non se lo ricorda bene, ha delle idee vaghe e dice a se stesso: “gli altri fanno il nido e i loro piccoli e allevano la covata”, e batte la testa contro le sbarre della gabbia. E la gabbia rimane chiusa e lui è pazzo di dolore. “Ecco un fannullone” dice un altro uccello che passa di là, “quello è come uno che vive di rendita”. Intanto il prigioniero continua a vivere e non muore, nulla traspare di quello che prova, sta bene e il raggio di sole riesce a rallegrarlo. Ma arriva il tempo della migrazione. Accessi di malinconia – ma i ragazzi che lo curano nella sua gabbia si dicono che ha tutto ciò che può desiderare – ma lui sta a guardare fuori il cielo turgido carico di tempesta, e sente in sé la rivolta contro la propria fatalità. “Io sono in gabbia, sono in prigione, e non mi manca dunque niente imbecilli? Ho tutto ciò che mi serve! Ah, di grazia, la libertà, essere un uccello come tutti gli altri!”. Quel tipo di fannullone è come quell’uccello fannullone. E gli uomini si trovano spesso nell’impossibilità di fare qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, orribile, spaventosamente orribile… Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede “Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l’eternità?”. Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte. Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita.”

—   Vincent Van Gogh

You’re mineas I’m yours.And if we die,we die.But first we’ll live.

You’re mine
as I’m yours.
And if we die,
we die.
But first we’ll live.


“Look for God. Look for God like a man with his head on fire looks for water.”
Elizabeth Gilbert

Look for God. Look for God like a man with his head on fire looks for water.

Elizabeth Gilbert

31-Day Book Challenge
4. Il libro preferito della tua saga preferita
HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO di J.K. Rowling

"Se vuoi sapere com’è un uomo, guarda bene come tratta i suoi inferiori, non i suoi pari."
"Non riesci a vedere che non è importante ciò che si è alla nascita, ma ciò che si diventa?"
"Ricordatevi di Cedric. Quando e se per voi dovesse venire il momento di scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile, ricordate cos’è accaduto a un ragazzo che era buono, e gentile, e coraggioso, per aver attraversato il cammino di Voldemort. Ricordatevi di Cedric Diggory."

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4. Il libro preferito della tua saga preferita

HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO di J.K. Rowling

"Se vuoi sapere com’è un uomo, guarda bene come tratta i suoi inferiori, non i suoi pari."

"Non riesci a vedere che non è importante ciò che si è alla nascita, ma ciò che si diventa?"

"Ricordatevi di Cedric. Quando e se per voi dovesse venire il momento di scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile, ricordate cos’è accaduto a un ragazzo che era buono, e gentile, e coraggioso, per aver attraversato il cammino di Voldemort. Ricordatevi di Cedric Diggory."

31-Day Book Challenge
3. La tua saga preferita.
HARRY POTTER di J.K. Rowling

“No story lives unless someone wants to listen. The stories we love best do live in us forever. So whether you come back by page or by the big screen, Hogwarts will always be there to welcome you home.”

31-Day Book Challenge

3. La tua saga preferita.

HARRY POTTER di J.K. Rowling

“No story lives unless someone wants to listen. The stories we love best do live in us forever. So whether you come back by page or by the big screen, Hogwarts will always be there to welcome you home.”


“All the world is made of faith, and trust, and pixie dust.” 
J.M. Barrie

“All the world is made of faith, and trust, and pixie dust.” 

J.M. Barrie

31-Day Book Challenge
2. Un libro che hai letto più di tre volte.
Il PICCOLO PRINCIPE di Antoine de Saint-Exupéry

"Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)."
"Mi domando se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua."
"Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi."
"Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano così belle."
"È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante."
"Dove sono gli uomini? Si è un po’ soli nel deserto…""Si è soli anche con gli uomini."

31-Day Book Challenge

2. Un libro che hai letto più di tre volte.

Il PICCOLO PRINCIPE di Antoine de Saint-Exupéry

"Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)."

"Mi domando se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua."

"Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi."

"Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano così belle."

"È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante."

"Dove sono gli uomini? Si è un po’ soli nel deserto…"
"Si è soli anche con gli uomini."

“C’eri una volta tu" di Alessandro D’Avenia

Ragazzo che ti abbatti sul banco come una balena spiaggiata, con quegli occhi annebbiati dalla noia e dalla forza ingabbiata in una stanza per cinque ore, che dobbiamo fare tu e io di quest’anno scolastico?
Ragazza tutta in fioritura assetata di essere vista, guardata, amata, dal cervello mai in pace, con le orecchie a caccia di qualcosa che possa servirti ad essere felice, che dobbiamo dare tu e io di quest’anno scolastico?
Che ne sapete voi due adesso dell’io di domani? Che ne sapete voi due dell’amore che cercate? Che ne sapete voi due del senso da dare alla vita se state scoprendo adesso che la vita ha un senso, si inarca, si stira, si tende dentro di voi come neanche voi sapete come, ma con tutto il dolore del caso.
Ragazzo dalla maschera inespressiva, incapace di raccontare i tuoi sentimenti se non nascondendoli dietro uno strato di spacciata sicurezza, che dobbiamo farne di queste lezioni di italiano?
Ragazza dalla maschera fin troppo espressiva, con quel trucco che dovrebbe segnalare quanto sei bella e segnala quanto hai paura di essere fragile, che dobbiamo farne di Catullo, Virgilio e Dante?
A che mai ci servirà passare centinaia di ore insieme a parlare di bellezza, dolore, amore, futuro, passato, presente, parole, terra, pelle, occhi, cervello, cuore, dita, occhi, orecchie e del che farci con tutte queste cose di cui la vita ci ha dotato senza il nostro permesso?
Come si fa, ragazzo, ragazza, a raggiungerti dove te ne stai rintanato? Come si fa a metterti sotto gli occhi quella bellezza unica e in costruzione che cerchi a tutti i costi di nascondere tanto fa male non esserle all’altezza? Come si fa a spiegarti che tra gli 80 miliardi di esseri umani che hanno calpestato il suolo non ce n’è uno o una come te? Come si fa a farti credere che sei la tua biografia, ma che sei sopratutto la tua autobiografia? Come posso io insegnante mostrarti sulla mappa geografica del desiderio che le terre di tua conquista sono ancora da scoprire? Come posso aiutarti a costruire il mezzo migliore per raggiungerle? Come faccio a sapere se sei fatto o fatta per una nave, per una bicicletta o per andare a piedi?
Ragazzo quanta unicità sprecata dietro a piccolissimi piaceri che rendono tutti uguali i ragazzi. Ragazza quanta unicità sprecata dietro a immagini illusorie del così fan e son tutte le ragazze. Eppure tu e tu avete occhi come nessuno e fiorite come mai è accaduto nella vostra vita, neanche da bambini. Perché adesso il vostro corpo si slancia verso il futuro con la tensione di chi può essere un giorno padre e un giorno madre. E così il vostro cervello si tende oltre ogni colonna d’ercole e il vostro cuore si inarca sino allo spasimo. E la pelle quasi non ce la fa a contenere la tensione di questa possibilità divina di creare.
Assisto a questa tensione e rimango alla finestra su questo panorama che muta di ora in ora di minuto in minuto cercando come un oracolo di indovinare chi sarai.
Ragazzo che cosa è questa tua unicità nella storia delle generazioni, questa tua forza, questa tua virilità e vitalità? Ragazza che cosa è questa tua alterità rispetto ad ogni altra donna, questa tua fecondità e attenzione?
Verso dove ti trascendi e ti superi? Verso un uomo e una donna mai compiuti del tutto, ma con una chiamata chiara nel dna: amare ed essere amato.
Questo io lo so. E su questo cammino impervio ti accompagno. Anche io ho lo stesso dna e quello che posso fare è raccontarti la storia di altri che hanno reso grande questo dna: con la parola, con l’arte, con la poesia, con gli occhi, con le orecchie, con le dita, col cuore, col cervello. Imparando a scolpire la copia migliore di se stessi in vista dell’ultimo giorno, che prima o poi arriva. E ti auguro di esserne soddisfatto.
Vorrei che fossi tu a scrivere la tua biografia. In fondo io solo questo posso insegnarti: come si scrive un’autobiografia.
C’eri una volta tu, ragazzo.
C’eri una volta tu, ragazza.
Io sono in quella storia, come tutti gli aiutanti delle storie, ma il protagonista sei tu, della gioia e del dolore di una vita e di quello che decidi di fare in mezzo a queste due sponde.

C’eri una volta tu" di Alessandro D’Avenia

Ragazzo che ti abbatti sul banco come una balena spiaggiata, con quegli occhi annebbiati dalla noia e dalla forza ingabbiata in una stanza per cinque ore, che dobbiamo fare tu e io di quest’anno scolastico?

Ragazza tutta in fioritura assetata di essere vista, guardata, amata, dal cervello mai in pace, con le orecchie a caccia di qualcosa che possa servirti ad essere felice, che dobbiamo dare tu e io di quest’anno scolastico?

Che ne sapete voi due adesso dell’io di domani? Che ne sapete voi due dell’amore che cercate? Che ne sapete voi due del senso da dare alla vita se state scoprendo adesso che la vita ha un senso, si inarca, si stira, si tende dentro di voi come neanche voi sapete come, ma con tutto il dolore del caso.

Ragazzo dalla maschera inespressiva, incapace di raccontare i tuoi sentimenti se non nascondendoli dietro uno strato di spacciata sicurezza, che dobbiamo farne di queste lezioni di italiano?

Ragazza dalla maschera fin troppo espressiva, con quel trucco che dovrebbe segnalare quanto sei bella e segnala quanto hai paura di essere fragile, che dobbiamo farne di Catullo, Virgilio e Dante?

A che mai ci servirà passare centinaia di ore insieme a parlare di bellezza, dolore, amore, futuro, passato, presente, parole, terra, pelle, occhi, cervello, cuore, dita, occhi, orecchie e del che farci con tutte queste cose di cui la vita ci ha dotato senza il nostro permesso?

Come si fa, ragazzo, ragazza, a raggiungerti dove te ne stai rintanato? Come si fa a metterti sotto gli occhi quella bellezza unica e in costruzione che cerchi a tutti i costi di nascondere tanto fa male non esserle all’altezza? Come si fa a spiegarti che tra gli 80 miliardi di esseri umani che hanno calpestato il suolo non ce n’è uno o una come te? Come si fa a farti credere che sei la tua biografia, ma che sei sopratutto la tua autobiografia? Come posso io insegnante mostrarti sulla mappa geografica del desiderio che le terre di tua conquista sono ancora da scoprire? Come posso aiutarti a costruire il mezzo migliore per raggiungerle? Come faccio a sapere se sei fatto o fatta per una nave, per una bicicletta o per andare a piedi?

Ragazzo quanta unicità sprecata dietro a piccolissimi piaceri che rendono tutti uguali i ragazzi. Ragazza quanta unicità sprecata dietro a immagini illusorie del così fan e son tutte le ragazze. Eppure tu e tu avete occhi come nessuno e fiorite come mai è accaduto nella vostra vita, neanche da bambini. Perché adesso il vostro corpo si slancia verso il futuro con la tensione di chi può essere un giorno padre e un giorno madre. E così il vostro cervello si tende oltre ogni colonna d’ercole e il vostro cuore si inarca sino allo spasimo. E la pelle quasi non ce la fa a contenere la tensione di questa possibilità divina di creare.

Assisto a questa tensione e rimango alla finestra su questo panorama che muta di ora in ora di minuto in minuto cercando come un oracolo di indovinare chi sarai.

Ragazzo che cosa è questa tua unicità nella storia delle generazioni, questa tua forza, questa tua virilità e vitalità? Ragazza che cosa è questa tua alterità rispetto ad ogni altra donna, questa tua fecondità e attenzione?

Verso dove ti trascendi e ti superi? Verso un uomo e una donna mai compiuti del tutto, ma con una chiamata chiara nel dna: amare ed essere amato.

Questo io lo so. E su questo cammino impervio ti accompagno. Anche io ho lo stesso dna e quello che posso fare è raccontarti la storia di altri che hanno reso grande questo dna: con la parola, con l’arte, con la poesia, con gli occhi, con le orecchie, con le dita, col cuore, col cervello. Imparando a scolpire la copia migliore di se stessi in vista dell’ultimo giorno, che prima o poi arriva. E ti auguro di esserne soddisfatto.

Vorrei che fossi tu a scrivere la tua biografia. In fondo io solo questo posso insegnarti: come si scrive un’autobiografia.

C’eri una volta tu, ragazzo.

C’eri una volta tu, ragazza.

Io sono in quella storia, come tutti gli aiutanti delle storie, ma il protagonista sei tu, della gioia e del dolore di una vita e di quello che decidi di fare in mezzo a queste due sponde.